martedì 22 ottobre 2013

Recensione: "Una principessa per due re" di Philippa Gregory


Recensione: "Una principessa per due re"
(“The White Princes" )
                                        di Philippa Gregory


   
    Titolo italiano
: Una principessa per due re
    Titolo originale
: The White Princess
    Autrice
: Philippa Gregory
    Casa editrice
: Sperling & Kupfer
    Traduttrice
: Marina Deppisch
    Anno di pubblicazione
: 2013
    Pagine
: 524
    ISBN
: 978-88-200-5505-9
    Prezzo
: 19,90 €



Trama
Inghilterra, 1485.
Quando Enrico Tudor raccoglie la corona d'Inghilterra dal fango della battaglia di Bosworth, sa che l'unico modo per unificare un regno da quasi vent'anni diviso dalla guerra è sposare la principessa della casata nemica, Elisabetta di York. Ma lei è ancora innamorata del defunto sovrano, Riccardo III, e mezza Inghilterra sogna di vedere sul trono l'erede legittimo, che la Regina della Rosa Bianca ha mandato in un luogo ignoto proprio per proteggerlo. La nuova monarchia può anche aver conquistato il potere, ma non ha certo conquistato il cuore dei sudditi, che tramano complotti e congiure nella speranza di un trionfante ritorno degli York. Ora la più grande paura di Enrico è che da qualche parte, oltre i confini dell'Inghilterra, un principe della dinastia avversaria stia solo aspettando il momento giusto per invadere il regno e reclamare il trono. E il giorno in cui un giovane uomo - che potrebbe essere il legittimo re - impugna le armi e minaccia la corona, Elisabetta sarà costretta a scegliere tra il marito che ha appena imparato ad amare e il ragazzo che dichiara di essere il suo amato e perduto fratello: la rosa di York finalmente torna a casa.


L’inizio.
Questo romanzo ha inizio proprio dove si fermano i precedenti volumi di questa saga, La regina della Rosa Bianca e La regina della Rosa Nera (The White Queen e The Red Queen).
Dopo la battaglia di Bosworth tutto è cambiato: Riccardo, re del casato di York, è morto e il giovane Enrico Tudor ha preso il suo trono.
Anche la vita di Elisabetta, principessa di York e figlia dell’amato re Edoardo IV, è cambiata. La giovane, innamorata di re Riccardo, deve ora accettare la morte del suo amante e rassegnarsi a sposare il suo promesso, Enrico Tudor.

Vorrei riuscire a smettere di sognare. Se soltanto potessi smettere di sognare.
Sono tanto stanca, non desidero altro che dormire. Voglio dormire tutto il giorno, dall’alba al crepuscolo con la sera che arriva sempre un po’ prima e un po’ più spaventosa. Durante il giorno non penso ad altro che a dormire, ma di notte non faccio altro che cercare di restare sveglia.
Entro nel suo appartamento silenzioso e buio e fisso la candela nel candelabro d’oro che si consuma lentamente lungo le tacche che segnano le ore, sebbene lui non vedrà più l’alba. Ogni giorno alle dodici i servitori accendono con un moccolo una nuova candela; ogni ora si consuma lentamente, sebbene il tempo non abbia ora per lui alcun significato.

Il tema del sonno come rimedio al dolore, come rifugio dalle sofferenze della vita si ripresenta ciclicamente anche alla fine del romanzo. Qui vediamo che Elisabetta, in lutto per la morte di Riccardo, desidera ritirarsi nella sua camera da letto e dimenticare lo scorrere del tempo, perché non accetta che lui non ci sia più. Nelle ultime pagine è Re Enrico a nascondersi nelle sue stanze, amareggiato e distrutto dal senso di colpa per ciò che ha fatto.

La relazione tra Enrico ed Elisabetta.
Philippa Gregory ci offre un interessante punto di vista riguardo il rapporto tra i due coniugi. Sappiamo che il loro matrimonio aveva conosciuto l’amore, ci sono le prove del dolore del re dopo la morte della moglie e dei maestosi funerali con cui ha voluto ricordarla.
Qui, tuttavia, vediamo come la loro storia potrebbe essere cominciata. È un’interpretazione che mi sembra abbastanza convincente, dato il carattere della regina madre e l’obbedienza del figlio, ma che spero sia un’invenzione, per il bene di Elisabetta.

« Lasciatemi andare, allora! » grido, cercando di staccarmi, ma lui mi tiene stretta.
« No. Perché, come sapete, devo sposarvi, quella strega di vostra madre si è assicurata che accadesse. Le camere del parlamento si sono accertate di ciò. Io però voglio sapere se siete fertile, voglio sapere cosa prendo. Dato che sono costretto a sposarvi, esigo una moglie fertile. Dobbiamo procreare un principe Tudor, sarebbe un tale spreco, se foste sterile. »

Come avrete capito, non è amore a prima vista.
Ricordate che Elisabetta è una splendida principessa di York, amata dal popolo e dai lords del parlamento, una giovane donna abituata alla vita di corte che sa sempre come comportarsi.
Enrico, d’altra parte, è cresciuto in esilio, con il pensiero ricorrente del trono che l’aspettava, convinto di essere il legittimo re d’Inghilterra e aspettandosi un paese che l’avrebbe venerato.
Ora, costretto a sposare la figlia del casato rivale e l’amante del suo nemico per poter mantenere il potere, è sopraffatto dalla rabbia e dall’umiliazione. Vuole dimostrare che lui è il re per diritto divino, che non accetta di essere sottomesso. Consigliato dall’inseparabile Margaret Beaufort, decide che non vale la pena di sposare Elisabetta senza la certezza di poter avere degli eredi.
I primi mesi sono duri, il risentimento che Elisabetta cova per le azioni di Enrico e per la sua inevitabile parte nella morte di Riccardo l’accompagneranno per anni, prima di poter cedere all’amore, che il marito conoscerà molto prima.


La continuità.
Questo romanzo, come tutti gli altri facenti parte della saga, si può leggere indipendentemente. Nonostante ciò, la continuità degli eventi è minuziosa.
Ne “La regina della Rosa Bianca” ricordiamo Elisabetta di York e sua madre, Elisabetta Woodville, lanciare una maledizione su chiunque abbia rapito, o forse addirittura ucciso, i due principi rinchiusi nella torre. Ricordiamo che la Elisabetta Woodville, diffidando di tutti, aveva mandato via il figlio Riccardo e l’aveva sostituito con un ragazzino plebeo che aveva preso il suo posto nella Torre.
Questi eventi stanno alla base di questo romanzo: i primi anni del regno di Enrico sono caratterizzati dalle ricorrenti minacce di invasione da parte di presunti pretendenti al trono, identificatisi come il principe Edoardo o Riccardo.
La caccia a questi pretendenti, che minacciano la sua stabilità al trono, impiegheranno quasi tutte le forze di Enrico e alla fine uno di essi, un “forse principe Riccardo, duca di York” avrà un ruolo di rilievo nella seconda parte del romanzo.


Il Titolo.
Non so proprio perché “The White Princess” sia stato tradotto con “Una principessa per due re”.
“The White Princess” mantiene la continuità con il resto della saga e sottolineava l’appartenenza di Elisabetta al casato di York.
“Una principessa per due re” sembra adattato al genere di romanzi storici harmony, senza offese al genere, che si concentrano più sulla storia d’amore che sull’effettiva storicità degli eventi. Elisabetta non è divisa tra due re per tutto il romanzo: Riccardo è già morto e sebbene lei soffra per la sua dipartita, dopo centocinquanta pagine inizia a provare affetto per suo marito, accetta la sua condizione e lotta per difendere la sua famiglia.
“La principessa della Rosa Bianca” sarebbe stato decisamente un titolo migliore.


Eventuale trasposizione cinematografica?
Dai romanzi “La regina della Rosa Bianca”, “La regina della Rosa Rossa” e “La futura regina” è stata tratta la serie tv “The White Queen”, trasmessa in dieci episodi nell’estate 2013 dalla BBC.
Non credo fattibile un sequel basato su questo romanzo.
Il libro è meraviglioso, perché approfondisce molto il rapporto tra Enrico ed Elisabetta, riservando una dettagliata introspezione ai personaggi, migliore che nei precedenti romanzi della saga. I fatti, però, si susseguono in modo ripetitivo. C’è sempre un pretendente al trono, un giovane che si crede il principe Riccardo e che vuole riportare in auge il casato di York. Temo che una serie tv diventerebbe ripetitiva e noiosa.
Sarebbe forse possibile crearla, se si integrasse anche il romanzo appartenente alla saga dei Tudor “La prima regina”, che racconta la vita di Caterina d’Aragona dall’infanzia, dall’arrivo in Inghilterra al matrimonio con Arturo, fino ad arrivare al secondo matrimonio con Enrico e ad essere regina d’Inghilterra. Continuare sarebbe inutile, data la precedente saga “I Tudors” che racconta la vita alla corte di Enrico VIII dall’arrivo di Anna Bolena alla sua morte.
Forse si potrebbe fare un film, ma sempre con l’aggiunta della storia di Caterina, che mi ha appassionato molto e ritengo sia dimenticata da quasi tutti i film o le serie tv su questo periodo storico. Caterina non è sempre stata la vecchia moglie di Enrico VIII che non riusciva a dargli un figlio maschio, prima era un giovane e bella principessa ammirata da tutta l’Europa.



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