Recensione: "Una
principessa per due re"
(“The White Princes" )
di Philippa Gregory
(“The White Princes" )
di Philippa Gregory
Titolo italiano: Una principessa per due re
Titolo originale: The White Princess
Autrice: Philippa Gregory
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Traduttrice: Marina Deppisch
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 524
ISBN: 978-88-200-5505-9
Prezzo: 19,90 €
Trama
Inghilterra, 1485.
Quando Enrico Tudor
raccoglie la corona d'Inghilterra dal
fango della battaglia di Bosworth, sa che l'unico modo per unificare un
regno
da quasi vent'anni diviso dalla guerra è sposare la principessa della
casata
nemica, Elisabetta di York. Ma lei è ancora innamorata del defunto
sovrano,
Riccardo III, e mezza Inghilterra sogna di vedere sul trono l'erede
legittimo,
che la Regina della Rosa Bianca ha mandato in un luogo ignoto proprio
per
proteggerlo. La nuova monarchia può anche aver conquistato il potere,
ma non ha
certo conquistato il cuore dei sudditi, che tramano complotti e
congiure nella
speranza di un trionfante ritorno degli York. Ora la più grande paura
di Enrico
è che da qualche parte, oltre i confini dell'Inghilterra, un principe
della
dinastia avversaria stia solo aspettando il momento giusto per invadere
il
regno e reclamare il trono. E il giorno in cui un giovane uomo - che
potrebbe
essere il legittimo re - impugna le armi e minaccia la corona,
Elisabetta sarà
costretta a scegliere tra il marito che ha appena imparato ad amare e
il
ragazzo che dichiara di essere il suo amato e perduto fratello: la rosa
di York
finalmente torna a casa.
L’inizio.
Questo romanzo ha inizio
proprio dove si fermano i
precedenti volumi di questa saga, La regina della Rosa Bianca e La
regina della
Rosa Nera (The White Queen e The Red Queen).
Dopo la battaglia di
Bosworth tutto è cambiato: Riccardo,
re del casato di York, è morto e il giovane Enrico Tudor ha preso il
suo trono.
Anche la vita di
Elisabetta, principessa di York e figlia
dell’amato re Edoardo IV, è cambiata. La giovane, innamorata di re
Riccardo,
deve ora accettare la morte del suo amante e rassegnarsi a sposare il
suo
promesso, Enrico Tudor.
Vorrei riuscire a smettere di
sognare. Se soltanto
potessi smettere di sognare.
Sono tanto stanca, non
desidero altro che dormire. Voglio
dormire tutto il giorno, dall’alba al crepuscolo con la sera che arriva
sempre
un po’ prima e un po’ più spaventosa. Durante il giorno non penso ad
altro che
a dormire, ma di notte non faccio altro che cercare di restare sveglia.
Entro nel suo appartamento
silenzioso e buio e fisso la
candela nel candelabro d’oro che si consuma lentamente lungo le tacche
che
segnano le ore, sebbene lui non vedrà più l’alba. Ogni giorno alle
dodici i
servitori accendono con un moccolo una nuova candela; ogni ora si
consuma
lentamente, sebbene il tempo non abbia ora per lui alcun significato.
Il tema del sonno come
rimedio al dolore, come rifugio
dalle sofferenze della vita si ripresenta ciclicamente anche alla fine
del
romanzo. Qui vediamo che Elisabetta, in lutto per la morte di Riccardo,
desidera ritirarsi nella sua camera da letto e dimenticare lo scorrere
del
tempo, perché non accetta che lui non ci sia più. Nelle ultime pagine è
Re
Enrico a nascondersi nelle sue stanze, amareggiato e distrutto dal
senso di
colpa per ciò che ha fatto.
La relazione tra Enrico ed
Elisabetta.
Philippa Gregory ci
offre un interessante punto di vista
riguardo il rapporto tra i due coniugi. Sappiamo che il loro matrimonio
aveva
conosciuto l’amore, ci sono le prove del dolore del re dopo la morte
della
moglie e dei maestosi funerali con cui ha voluto ricordarla.
Qui, tuttavia, vediamo
come la loro storia potrebbe essere
cominciata. È un’interpretazione che mi sembra abbastanza convincente,
dato il
carattere della regina madre e l’obbedienza del figlio, ma che spero
sia
un’invenzione, per il bene di Elisabetta.
« Lasciatemi andare, allora!
»
grido, cercando di staccarmi, ma lui mi tiene stretta.
« No. Perché, come sapete, devo
sposarvi, quella strega di vostra madre si è assicurata che accadesse.
Le
camere del parlamento si sono accertate di ciò. Io però voglio sapere
se siete
fertile, voglio sapere cosa prendo. Dato che sono costretto a sposarvi,
esigo
una moglie fertile. Dobbiamo procreare un principe Tudor, sarebbe un
tale spreco,
se foste sterile. »
Come avrete capito, non
è amore a prima vista.
Ricordate che Elisabetta
è una splendida principessa di
York, amata dal popolo e dai lords del parlamento, una giovane donna
abituata
alla vita di corte che sa sempre come comportarsi.
Enrico, d’altra parte, è
cresciuto in esilio, con il
pensiero ricorrente del trono che l’aspettava, convinto di essere il
legittimo
re d’Inghilterra e aspettandosi un paese che l’avrebbe venerato.
Ora, costretto a sposare
la figlia del casato rivale e
l’amante del suo nemico per poter mantenere il potere, è sopraffatto
dalla
rabbia e dall’umiliazione. Vuole dimostrare che lui è il re per diritto
divino,
che non accetta di essere sottomesso. Consigliato dall’inseparabile
Margaret
Beaufort, decide che non vale la pena di sposare Elisabetta senza la
certezza
di poter avere degli eredi.
I primi mesi sono duri,
il risentimento che Elisabetta cova
per le azioni di Enrico e per la sua inevitabile parte nella morte di
Riccardo
l’accompagneranno per anni, prima di poter cedere all’amore, che il
marito
conoscerà molto prima.
La continuità.
Questo romanzo, come
tutti gli altri facenti parte della
saga, si può leggere indipendentemente. Nonostante ciò, la continuità
degli
eventi è minuziosa.
Ne “La regina della Rosa
Bianca” ricordiamo Elisabetta di
York e sua madre, Elisabetta Woodville, lanciare una maledizione su
chiunque
abbia rapito, o forse addirittura ucciso, i due principi rinchiusi
nella torre.
Ricordiamo che la Elisabetta Woodville, diffidando di tutti, aveva
mandato via
il figlio Riccardo e l’aveva sostituito con un ragazzino plebeo che
aveva preso
il suo posto nella Torre.
Questi eventi stanno
alla base di questo romanzo: i primi
anni del regno di Enrico sono caratterizzati dalle ricorrenti minacce
di
invasione da parte di presunti pretendenti al trono, identificatisi
come il
principe Edoardo o Riccardo.
La caccia a questi
pretendenti, che minacciano la sua stabilità
al trono, impiegheranno quasi tutte le forze di Enrico e alla fine uno
di essi,
un “forse principe Riccardo, duca di York” avrà un ruolo di rilievo
nella
seconda parte del romanzo.
Il Titolo.
Non so proprio perché
“The White Princess” sia stato tradotto
con “Una principessa per due re”.
“The White Princess”
mantiene la continuità con il resto
della saga e sottolineava l’appartenenza di Elisabetta al casato di
York.
“Una principessa per due
re” sembra adattato al genere di
romanzi storici harmony, senza offese al genere, che si concentrano più
sulla
storia d’amore che sull’effettiva storicità degli eventi. Elisabetta
non è
divisa tra due re per tutto il romanzo: Riccardo è già morto e sebbene
lei
soffra per la sua dipartita, dopo centocinquanta pagine inizia a
provare
affetto per suo marito, accetta la sua condizione e lotta per difendere
la sua
famiglia.
“La principessa della
Rosa Bianca” sarebbe stato
decisamente un titolo migliore.
Eventuale trasposizione
cinematografica?
Dai romanzi “La regina
della Rosa Bianca”, “La regina della
Rosa Rossa” e “La futura regina” è stata tratta la serie tv “The White
Queen”,
trasmessa in dieci episodi nell’estate 2013 dalla BBC.
Non credo fattibile un
sequel basato su questo romanzo.
Il libro è meraviglioso,
perché approfondisce molto il
rapporto tra Enrico ed Elisabetta, riservando una dettagliata
introspezione ai
personaggi, migliore che nei precedenti romanzi della saga. I fatti,
però, si
susseguono in modo ripetitivo. C’è sempre un pretendente al trono, un
giovane
che si crede il principe Riccardo e che vuole riportare in auge il
casato di
York. Temo che una serie tv diventerebbe ripetitiva e noiosa.
Sarebbe forse possibile
crearla, se si integrasse anche il
romanzo appartenente alla saga dei Tudor “La prima regina”, che
racconta la
vita di Caterina d’Aragona dall’infanzia, dall’arrivo in Inghilterra al
matrimonio con Arturo, fino ad arrivare al secondo matrimonio con
Enrico e ad
essere regina d’Inghilterra. Continuare sarebbe inutile, data la
precedente
saga “I Tudors” che racconta la vita alla corte di Enrico VIII
dall’arrivo di
Anna Bolena alla sua morte.
Forse si potrebbe fare
un film, ma sempre con l’aggiunta
della storia di Caterina, che mi ha appassionato molto e ritengo sia
dimenticata da quasi tutti i film o le serie tv su questo periodo
storico.
Caterina non è sempre stata la vecchia moglie di Enrico VIII che non
riusciva a
dargli un figlio maschio, prima era un giovane e bella principessa
ammirata da
tutta l’Europa.
Voto: 



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