Recensione:
“Lettera a un bambino
mai nato”
di
Oriana
Fallaci
Titolo: Lettera a un bambino mai nato
Autrice: Oriana Fallaci
Casa editrice: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 35° edizione, 1993
Pagine: 101
ISBN: 9788817853712
Non so esattamente come definire quest’opera, un racconto forse, una riflessione sul delicato tema dell’aborto più precisamente.
La protagonista di questa riflessione è una donna che, senza averlo pianificato o desiderato, si ritrova incinta a deve decidere se continuare o meno la gravidanza.
Lo stile della Fallaci, che scrive senza nomi o indicazioni geografiche, rende semplice l’immedesimazione.
La protagonista non è sposata e il rapporto con il padre del bambino non è dei migliori, quindi la sua gravidanza non è vista di buon occhio. Apparentemente, la scelta migliore per lei – a detta di tutti gli altri – è interrompere la gravidanza. Ma lei non è d’accordo: non si deve decidere della sua vita, ma della possibilità di concederne una al bambino, di farlo uscire dal nulla.
Aspetta un segno, un’indicazione della volontà del piccolo che l’aiuti a decidere.
Si chiede se sia giusto mettere al mondo un figlio, conoscendo la brutalità di cui è capace il mondo e le difficoltà che dovrà inevitabilmente affrontare.
Essere buoni o
cattivi
non conta: la vita quaggiù non dipende da quello. Dipende da un
rapporto di
forze basato sulla violenza. La sopravvivenza è violenza. Calzerai
scarpe di
cuoio perché qualcuno ha ammazzato una vacca e l’ha scuoiata per farne
cuoio.
Ti scalderai con una pelliccia perché qualcuno ha ammazzato una bestia,
cento
bestie, per strappargli via la pelliccia. Mangerai il fegatino di pollo
perché
qualcuno ha ammazzato un pollo che non faceva del male a nessuno. E
nemmeno
questo è vero perché anche lui faceva del male a qualcuno: divorava i
vermetti
che se ne andavano in pace brucando insalata. […] Ed è proprio il caso
che tu
venga a conoscere simili orrori, tu che vivi e ti nutri e ti scaldi
senza
ammazzare nessuno?
Si tratta di una gravidanza difficile, per il bene del bambino la donna dovrebbe restarsene stesa a letto a riposare, abbandonando il suo lavoro e le attività che fino a quel momento avevano caratterizzato la sua vita. Ma fino a che punto una donna può ridursi per permettere a suo figlio di nascere, un figlio che nemmeno voleva? Dove sta scritto che una donna deve sopportare nove mesi di torture per procreare una persona che forse non desiderava nemmeno venire alla vita?
Sono impaurita.
Ed
anche adirata con te. Cosa credi che sia: un contenitore, un barattolo
dove si
mette un oggetto da custodire? Sono una donna, perdio, sono una
persona. Non
posso svitarmi il cervello e proibirgli di pensare. Non posso annullare
i miei
sentimenti o proibirgli di manifestarsi. Non posso ignorare una rabbia,
una
gioia, un dolore. Ho le mie reazioni, io, i miei stupori, i miei
scoramenti.
Anche se potessi, non vorrei disfarmene per ridurmi allo stato di un
vegetale o
di una macchina fisiologica che serve a procreare e basta! Quanto sei
esigente,
bambino!
Oriana Fallaci riflette anche sulla situazione delle donne, donne che vivono in un mondo creato da uomini per gli uomini, donne che si vedono ridurre allo stato di mamme per tutta una vita senza potersi imporre come persone indipendenti.
Eppure, o proprio
per
questo [il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini],
essere
donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale
coraggio, una
sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai
donna.
Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse
potrebbe
anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. […]
Essere
mamme non è un mestiere. Non è nemmeno
un dovere. È solo un diritto tra tanti diritti. Faticherai tanto ad
urlarlo. E
spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è
molto
più bello che vincere.
Quest’opera ti lascia con mille
domande senza risposta, domande su cui ognuno di noi dovrebbe
interrogarsi, per
cercare la propria verità. Quest’opera non vuole dare regole di
pensiero, ma
come riflessione vuole indurci a riflettere.
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