domenica 27 ottobre 2013

Recensione: "Lettera a un bambino mai nato" di Oriana Fallaci

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Recensione: “Lettera a un bambino mai nato”
di Oriana Fallaci
 




    Titolo
: Lettera a un bambino mai nato
    Autrice: Oriana Fallaci
    Casa editrice: Rizzoli
    Anno di pubblicazione: 35° edizione, 1993
    Pagine: 101
    ISBN: 9788817853712
 



 
Non so esattamente come definire quest’opera, un racconto forse, una riflessione sul delicato tema dell’aborto più precisamente.
La protagonista di questa riflessione è una donna che, senza averlo pianificato o desiderato, si ritrova incinta a deve decidere se continuare o meno la gravidanza.
Lo stile della Fallaci, che scrive senza nomi o indicazioni geografiche, rende semplice l’immedesimazione.
La protagonista non è sposata e il rapporto con il padre del bambino non è dei migliori, quindi la sua gravidanza non è vista di buon occhio. Apparentemente, la scelta migliore per lei – a detta di tutti gli altri – è interrompere la gravidanza. Ma lei non è d’accordo: non si deve decidere della sua vita, ma della possibilità di concederne una al bambino, di farlo uscire dal nulla.
Aspetta un segno, un’indicazione della volontà del piccolo che l’aiuti a decidere.
Si chiede se sia giusto mettere al mondo un figlio, conoscendo la brutalità di cui è capace il mondo e le difficoltà che dovrà inevitabilmente affrontare.
 
Essere buoni o cattivi non conta: la vita quaggiù non dipende da quello. Dipende da un rapporto di forze basato sulla violenza. La sopravvivenza è violenza. Calzerai scarpe di cuoio perché qualcuno ha ammazzato una vacca e l’ha scuoiata per farne cuoio. Ti scalderai con una pelliccia perché qualcuno ha ammazzato una bestia, cento bestie, per strappargli via la pelliccia. Mangerai il fegatino di pollo perché qualcuno ha ammazzato un pollo che non faceva del male a nessuno. E nemmeno questo è vero perché anche lui faceva del male a qualcuno: divorava i vermetti che se ne andavano in pace brucando insalata. […] Ed è proprio il caso che tu venga a conoscere simili orrori, tu che vivi e ti nutri e ti scaldi senza ammazzare nessuno?
 
Si tratta di una gravidanza difficile, per il bene del bambino la donna dovrebbe restarsene stesa a letto a riposare, abbandonando il suo lavoro e le attività che fino a quel momento avevano caratterizzato la sua vita. Ma fino a che punto una donna può ridursi per permettere a suo figlio di nascere, un figlio che nemmeno voleva? Dove sta scritto che una donna deve sopportare nove mesi di torture per procreare una persona che forse non desiderava nemmeno venire alla vita?
 
Sono impaurita. Ed anche adirata con te. Cosa credi che sia: un contenitore, un barattolo dove si mette un oggetto da custodire? Sono una donna, perdio, sono una persona. Non posso svitarmi il cervello e proibirgli di pensare. Non posso annullare i miei sentimenti o proibirgli di manifestarsi. Non posso ignorare una rabbia, una gioia, un dolore. Ho le mie reazioni, io, i miei stupori, i miei scoramenti. Anche se potessi, non vorrei disfarmene per ridurmi allo stato di un vegetale o di una macchina fisiologica che serve a procreare e basta! Quanto sei esigente, bambino!
 
Oriana Fallaci riflette anche sulla situazione delle donne, donne che vivono in un mondo creato da uomini per gli uomini, donne che si vedono ridurre allo stato di mamme per tutta una vita senza potersi imporre come persone indipendenti.
 
Eppure, o proprio per questo [il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini], essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. […] Essere mamme non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. È solo un diritto tra tanti diritti. Faticherai tanto ad urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è molto più bello che vincere.

Quest’opera ti lascia con mille domande senza risposta, domande su cui ognuno di noi dovrebbe interrogarsi, per cercare la propria verità. Quest’opera non vuole dare regole di pensiero, ma come riflessione vuole indurci a riflettere.

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