Una raccolta delle mie citazioni preferite de "I Miserabili" di Victor Hugo.
Morire non è nulla, tremendo è non vivere.
Fate in modo che, quando siete insieme, nulla vi manchi, e
Cosette sia per Marius il sole e Marius l'universo per Cosette. Cosette, il bel
tempo, sia il sorriso di vostro marito; Marius, che la pioggia siano le lacrime
di vostra moglie: e non piova mai nella vostra casa.
Avete delle guance che chiedono il bacio di una sorella e
delle labbra che esigono il bacio di un amante.
Marius e la sua Marie o Maria o Mariette o Marion, devono
fare due amanti ben buffi: me ne rendo conto: estasi tali da dimenticare il
bacio; casti sulla terra, si accoppiano nell'infinito. Sono anime che hanno i
sensi: dormono insieme nelle stelle.
In tutte le questioni che riguardano la sovranità
collettiva, la guerra del tutto contro la parte è insurrezione, l'attacco della
parte contro il tutto sommossa.
«Mi ami?»
Singhiozzando gli rispose questa parola paradisiaca più
bella ancora attraverso le lacrime: «Ti adoro!»
Due amanti si nascondono la sera, nel crepuscolo,
nell'invisibile con gli uccelli, le rose, si affascinano l'un l'altro
nell'ombra con i cuori che traspaiono dagli occhi, sussurrano, bisbigliano, e
intanto un immenso ondulare di astri riempie l'infinito.
Se non ci fosse qualcuno che ama, il sole si spegnerebbe.
Che grande cosa essere amati, ma cosa ancora più grande è
amare!
Che cosa triste ignorare l'indirizzo della propria anima.
Gli amanti separati ingannano l'assenza con mille cose
chimiche che tuttavia hanno la loro realtà; viene loro proibito di vedersi, non
possono scriversi; trovano una quantità di mezzi misteriosi di corrispondere:
si mandano il canto degli uccelli, il profumo dei fiori, il riso dei bimbi, la
luce del sole, i sospiri del vento, i raggi delle stelle, tutto il creato.
Il primo sintomo dell'amore vero in un giovane è la
timidezza, in una fanciulla l'ardire; ciò stupisce e tuttavia è naturalissimo,
sono i due sessi che tendono a riavvicinarsi e si scambiano le qualità.
Per lui, un debito significava il principio della schiavitù;
diceva anzi che un creditore è peggio di un padrone, perché questi non possiede
che la vostra persona, mentre quegli possiede la vostra dignità e può
schiaffeggiarla.
«Essere l'impero d'un tale imperatore, quale splendido
destino per un popolo! . . .
che c'è di più grande?»
«Essere libero»
Non possiamo impedire al pensiero di tornare a un'idea più
di quanto possiamo impedire al mare di ritornare a un lido: per il marinaio
questo si chiama marea, per il colpevole rimorso.
Il parigino sta al francese come l'ateniese stava al greco;
nessuno dorme meglio di lui, nessuno è più apertamente frivolo e pigro di lui,
nessun meglio di lui sembra dimenticare; non fidatevene però, è capace di
qualsiasi cascaggine, ma, vi sia per meta la gloria, avvampa di meraviglioso
furore.
Queste sono le vere gioie; questo passar di coppie felici è
un appello profondo alla vita e alla natura che fa scaturire da ogni cosa la
carezza e la luce.
Non ci sono piccoli avvenimenti nell'umanità, né piccole
foglie nella vegetazione.
Il mondo morale non ha spettacolo più grande di questo: una
coscienza turbata e inquieta, giunta alle soglie di un'azione malvagia, in
contemplazione del sonno di un giusto.
L'anima dei giusti durante il sonno contempla un cielo
misterioso.
Liberazione non è libertà. Si esce dalla galera ma non dalla
condanna.
Vero o falso, quel che si dice degli uomini occupa spesso
nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, un posto uguale alle loro
azioni.




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