venerdì 16 agosto 2013

Les Miserables - Victor Hugo


Una raccolta delle mie citazioni preferite de "I Miserabili" di Victor Hugo.



Morire non è nulla, tremendo è non vivere.



Fate in modo che, quando siete insieme, nulla vi manchi, e Cosette sia per Marius il sole e Marius l'universo per Cosette. Cosette, il bel tempo, sia il sorriso di vostro marito; Marius, che la pioggia siano le lacrime di vostra moglie: e non piova mai nella vostra casa.



Avete delle guance che chiedono il bacio di una sorella e delle labbra che esigono il bacio di un amante.



Marius e la sua Marie o Maria o Mariette o Marion, devono fare due amanti ben buffi: me ne rendo conto: estasi tali da dimenticare il bacio; casti sulla terra, si accoppiano nell'infinito. Sono anime che hanno i sensi: dormono insieme nelle stelle.



In tutte le questioni che riguardano la sovranità collettiva, la guerra del tutto contro la parte è insurrezione, l'attacco della parte contro il tutto sommossa.




«Mi ami?»
Singhiozzando gli rispose questa parola paradisiaca più bella ancora attraverso le lacrime: «Ti adoro!»




Il vero amore è luminoso come l'aurora e silenzioso come la tomba.



Due amanti si nascondono la sera, nel crepuscolo, nell'invisibile con gli uccelli, le rose, si affascinano l'un l'altro nell'ombra con i cuori che traspaiono dagli occhi, sussurrano, bisbigliano, e intanto un immenso ondulare di astri riempie l'infinito.



Se non ci fosse qualcuno che ama, il sole si spegnerebbe.




Che grande cosa essere amati, ma cosa ancora più grande è amare!



Che cosa triste ignorare l'indirizzo della propria anima.



Gli amanti separati ingannano l'assenza con mille cose chimiche che tuttavia hanno la loro realtà; viene loro proibito di vedersi, non possono scriversi; trovano una quantità di mezzi misteriosi di corrispondere: si mandano il canto degli uccelli, il profumo dei fiori, il riso dei bimbi, la luce del sole, i sospiri del vento, i raggi delle stelle, tutto il creato.



Il primo sintomo dell'amore vero in un giovane è la timidezza, in una fanciulla l'ardire; ciò stupisce e tuttavia è naturalissimo, sono i due sessi che tendono a riavvicinarsi e si scambiano le qualità.



Per lui, un debito significava il principio della schiavitù; diceva anzi che un creditore è peggio di un padrone, perché questi non possiede che la vostra persona, mentre quegli possiede la vostra dignità e può schiaffeggiarla.



«Essere l'impero d'un tale imperatore, quale splendido destino per un popolo! . . .
che c'è di più grande?»
«Essere libero»



Non possiamo impedire al pensiero di tornare a un'idea più di quanto possiamo impedire al mare di ritornare a un lido: per il marinaio questo si chiama marea, per il colpevole rimorso.



Il parigino sta al francese come l'ateniese stava al greco; nessuno dorme meglio di lui, nessuno è più apertamente frivolo e pigro di lui, nessun meglio di lui sembra dimenticare; non fidatevene però, è capace di qualsiasi cascaggine, ma, vi sia per meta la gloria, avvampa di meraviglioso furore.



Queste sono le vere gioie; questo passar di coppie felici è un appello profondo alla vita e alla natura che fa scaturire da ogni cosa la carezza e la luce.



Non ci sono piccoli avvenimenti nell'umanità, né piccole foglie nella vegetazione.




Il mondo morale non ha spettacolo più grande di questo: una coscienza turbata e inquieta, giunta alle soglie di un'azione malvagia, in contemplazione del sonno di un giusto.




L'anima dei giusti durante il sonno contempla un cielo misterioso.



Liberazione non è libertà. Si esce dalla galera ma non dalla condanna.



La collera può essere folle e assurda; ci si può irritare a torto; ma ci si sente indignati soltanto quando in fondo abbiamo un qualche fondamento di ragione.




Vero o falso, quel che si dice degli uomini occupa spesso nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, un posto uguale alle loro azioni.

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