1984 – Quanto è potente la
suggestione?
Titolo: Nineteen Eighty-Four (1984)
Autore: George Orwell
WAR IS PEACE
FREEDOM IS SLAVERY
IGNORANCE
IS STRENGTH
Sono appena a metà
romanzo, quindi forse è azzardata e prematura questa specie di recensione, ma
sentivo il bisogno di mettere per iscritto le mie riflessioni.
Questo romanzo mi ha
sorpreso: Orwell immagina una società futura e anti-utopica, dove il governo
dispotico di Big Brother controlla ogni aspetto della vita dei cittadini,
infilandosi nelle loro case e soprattutto nelle loro teste. La nuova
generazione è cresciuta a pane e ideologie politiche, i bambini diventano delle
spie che possono – e devono – rovinare la vita di chiunque si ribelli, anche
solo interiormente, al sistema.
Pensavo che non mi
sarebbe piaciuto, ma mi sbagliavo.
Da subito ho amato lo
stile di Orwell e la sua capacitò di portarci davanti agli occhi una situazione
assurda e paradossale, ma che ci fa ragionare.
Tra la massa di uomini
e donne che si sono uniformati alle regole del Partito, che hanno rinunciato
senza nemmeno rendersene conto alla libertà, c’è anche chi ha capito come
stanno le cose.
No, non mi riferisco a
Winston, né a Julia. Sto pensando a Syme.
Ricordate quell’uomo
che spunta in uno dei primi capitoli e racconta, entusiasta, al protagonista i
progressi nella stesura dell’Undicesimo Dizionario in Newspeak?
Questo suo discorso mi
è entrato dentro, quasi fino a farmi male:
« Even the slogans
will change. How could you have a slogan like "freedom is slavery" when
the concept of freedom has been abolished? The whole climate of thought will be
different. In fact there will be no thought, as we understand it now. Orthodoxy
means not thinking - not needing to think. Orthodoxy is unconsciousness. »
« Anche gli slogan cambieranno. Come potremmo avere uno slogan che
recita “libertà è schiavitù”, quando il concetto di libertà sarà abolito? Tutto
il concetto del pensare sarà diverso. In realtà, non ci sarà pensiero, non come
lo intendiamo ora. Ortodossia significa non pensare – non aver bisogno di
pensare. Ortodossia è inconsapevolezza. »
Syme ha capito qual è
lo scopo del partito, ha capito che si vuole abolire la capacità di pensare con
la propria mente per evitare che la gente si ribelli all’autorità; eppure, non
vede questo progetto come una cosa malvagia. Anzi, lo supporta.
Perché?
« In the end we shall
make thoughtcrime literally impossible, because there will be no words in which
to express it. »
« Alla fine renderemo il thoughtcrime praticamente impossibile, perché
non ci saranno più parole con cui esprimerlo. »
Il thoughtcrime è l’atto di pensare qualcosa che vada contro i
principi del Partito.
Questo è un
atteggiamento assolutamente ottuso, ma mi ha fatto riflettere.
Quanto è potente la
suggestione?
Quanto possiamo farci
influenzare da ciò che ci racconta la gente?
Quanto possiamo
diventare esseri robotici e impersonali, pur di sopravvivere nella società?
Ora penso a esempi
sciocchi, ma che rappresentano questo fenomeno.
Da un paio d’anni – o
forse di più – su facebook circolano post che recitano: “Meglio essere pazza che noiosa!”
Ovvio, sono pubblicati
per lo più da ragazzine che non hanno ancora capito chi sono davvero, ma si
diffondono ovunque. La tua amica lo pubblica? Bene, lo fai anche tu. Non riesco
a convincermi che ci credano tutte: da quando l’essere pazza è diventata una
cosa positiva?
O passiamo a un fattore
più visibile: la moda.
Ricordo che, quando
frequentavo le medie, tutte le ragazze giravano con maglie ricoperte di stelle
e i ragazzi con felpe totalmente nere. Davvero siamo tutti così uguali, così
banali? O cerchiamo forse di farci accettare, cambiando i nostri gusti per
assomigliare agli altri?
Questo atteggiamento si
riscontra forse in special modo tra gli adolescenti, che si trovano ad
affrontare un mondo niente affatto simpatico e che per far parte di un gruppo
spesso devono adeguarsi ai gusti e alle opinioni altrui.
Vi parlo da
diciottenne: anch’io ho vissuto questa fase, come credo un po’ tutti, ma spero che tu – sì, proprio tu
che stai leggendo – non commetta lo stesso errore.
Sii te stessa.
Hai un cervello, una voce:
fanne buon uso.

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