mercoledì 14 agosto 2013

1984 - Quanto è potente la suggestione?

1984 – Quanto è potente la suggestione?

Titolo: Nineteen Eighty-Four (1984)
Autore: George Orwell



WAR IS PEACE
FREEDOM IS SLAVERY
IGNORANCE IS STRENGTH

Sono appena a metà romanzo, quindi forse è azzardata e prematura questa specie di recensione, ma sentivo il bisogno di mettere per iscritto le mie riflessioni.

Questo romanzo mi ha sorpreso: Orwell immagina una società futura e anti-utopica, dove il governo dispotico di Big Brother controlla ogni aspetto della vita dei cittadini, infilandosi nelle loro case e soprattutto nelle loro teste. La nuova generazione è cresciuta a pane e ideologie politiche, i bambini diventano delle spie che possono – e devono – rovinare la vita di chiunque si ribelli, anche solo interiormente, al sistema.
Pensavo che non mi sarebbe piaciuto, ma mi sbagliavo.

Da subito ho amato lo stile di Orwell e la sua capacitò di portarci davanti agli occhi una situazione assurda e paradossale, ma che ci fa ragionare.

Tra la massa di uomini e donne che si sono uniformati alle regole del Partito, che hanno rinunciato senza nemmeno rendersene conto alla libertà, c’è anche chi ha capito come stanno le cose.

No, non mi riferisco a Winston, né a Julia. Sto pensando a Syme.

Ricordate quell’uomo che spunta in uno dei primi capitoli e racconta, entusiasta, al protagonista i progressi nella stesura dell’Undicesimo Dizionario in Newspeak?

Questo suo discorso mi è entrato dentro, quasi fino a farmi male:

« Even the slogans will change. How could you have a slogan like "freedom is slavery" when the concept of freedom has been abolished? The whole climate of thought will be different. In fact there will be no thought, as we understand it now. Orthodoxy means not thinking - not needing to think. Orthodoxy is unconsciousness. »

« Anche gli slogan cambieranno. Come potremmo avere uno slogan che recita “libertà è schiavitù”, quando il concetto di libertà sarà abolito? Tutto il concetto del pensare sarà diverso. In realtà, non ci sarà pensiero, non come lo intendiamo ora. Ortodossia significa non pensare – non aver bisogno di pensare. Ortodossia è inconsapevolezza. »

Syme ha capito qual è lo scopo del partito, ha capito che si vuole abolire la capacità di pensare con la propria mente per evitare che la gente si ribelli all’autorità; eppure, non vede questo progetto come una cosa malvagia. Anzi, lo supporta.
Perché?
« In the end we shall make thoughtcrime literally impossible, because there will be no words in which to express it. »
« Alla fine renderemo il thoughtcrime praticamente impossibile, perché non ci saranno più parole con cui esprimerlo. »

Il thoughtcrime è l’atto di pensare qualcosa che vada contro i principi del Partito.

Questo è un atteggiamento assolutamente ottuso, ma mi ha fatto riflettere.
Quanto è potente la suggestione?
Quanto possiamo farci influenzare da ciò che ci racconta la gente?
Quanto possiamo diventare esseri robotici e impersonali, pur di sopravvivere nella società?

Ora penso a esempi sciocchi, ma che rappresentano questo fenomeno.
Da un paio d’anni – o forse di più – su facebook circolano post che recitano: “Meglio essere pazza che noiosa!”
Ovvio, sono pubblicati per lo più da ragazzine che non hanno ancora capito chi sono davvero, ma si diffondono ovunque. La tua amica lo pubblica? Bene, lo fai anche tu. Non riesco a convincermi che ci credano tutte: da quando l’essere pazza è diventata una cosa positiva?
O passiamo a un fattore più visibile: la moda.
Ricordo che, quando frequentavo le medie, tutte le ragazze giravano con maglie ricoperte di stelle e i ragazzi con felpe totalmente nere. Davvero siamo tutti così uguali, così banali? O cerchiamo forse di farci accettare, cambiando i nostri gusti per assomigliare agli altri?


Questo atteggiamento si riscontra forse in special modo tra gli adolescenti, che si trovano ad affrontare un mondo niente affatto simpatico e che per far parte di un gruppo spesso devono adeguarsi ai gusti e alle opinioni altrui.
Vi parlo da diciottenne: anch’io ho vissuto questa fase, come credo un  po’ tutti, ma spero che tu – sì, proprio tu che stai leggendo – non commetta lo stesso errore.
Sii te stessa.
Hai un cervello, una voce: fanne buon uso.


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